Crea sito

Monomanie

Quale altro nome collettivo per delle opere ottenute assemblando pezzi tutti (quasi) uguali?
Dopo il “Totem” del 1971 che utilizzava ferri di cavallo trovati in campagna mi è capitato più volte di imbattermi in veri e propri “giacimenti” dove si accumulavano oggetti identici: che si trattasse di grappe da muro (“Lo scheletro dell’albero” 1993, “Totem” 2006), lame di erpice (“Totem” 1996), elementi di un cingolato (“Metalmeccanico in marcia” 1994.), ferri per buoi (“Piccolo totem” 2002, “Maschera” 2002), bulloni e viti (“Il guardiano degli inferi” 1995) sembrava che una misteriosa volontà avesse voluto farli finire nello stesso luogo.

In altri casi ho trovato gli oggetti in luoghi distanti, ma idealmente collegati tra loro, come nel caso delle viti e di altri materiali ferroviari che giacciono abbandonati tra le traversine dopo che quelle vecchie di legno sono state sostituite da quelle di cemento armato (“Specularità” 1998, “Elicità” 2005, ”Contorsionista” 1999, “Saltimbanco” 1995), o di quelle grappe a forma di omega maiuscola che servivano a distanziare i tronchi d’albero posti di traverso sulle strade di montagna per delimitare la canaletta dell’acqua: queste si trovano in Alto Adige, nel Tirolo e anche in Svizzera, dove evidentemente erano diffuse le forge per la lavorazione del ferro (“Arborescenza” 1993, Avvitamento” 1998, ”Implume” 2002); le schegge di bomba (“L’homme armé” 2002, “Maschera” 2002) che si trovano ancora nei luoghi dove si è combattuto durante la prima guerra mondiale, in particolare sulle Dolomiti.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma voglio invece sottolineare la sfida che questi oggetti mi hanno lanciato: “In che modo riuscirai a tenerci insieme?”. Non certo a caso (in realtà avrei anche potuto): ho voluto invece seguire le indicazioni che questi elementi mi suggerivano con la loro forma, compatibilmente con le esigenze di una buona saldatura. Analogamente agli atomi, dotati di vari tipi di valenza responsabili di quei legami che permettono la formazione delle molecole e dei cristalli, i pezzi di ferro presentano quasi sempre lati lunghi e lati corti, punte o cavità, parti piane e parti curve , che possono essere punti di contatto, e quindi di saldatura, omologhi o discordanti: tipici esempi di queste diverse possibilità sono le già citate viti ferroviarie e le grappe a forma di omega.

Contatta Paolo Camiz

Nome (richiesto)

email (richiesto)

Oggetto

Messaggio

×